Barbaresco DOCG
Classificazione
- Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG) dal 1980
- Riconosciuto DOC già dal 1966
Zona di produzione
Provincia di Cuneo, in Piemonte, nella zona delle Langhe, esclusivamente nei comuni di:
- Barbaresco
- Neive
- Treiso
- Parte della frazione San Rocco Seno d’Elvio (Alba)
Il territorio è più vicino al Tanaro rispetto al Barolo e ha suoli più fertili e morbidi, che contribuiscono allo stile distintivo.
Uvaggio
- 100% Nebbiolo
Non sono ammessi vitigni complementari.
Affinamento minimo
- Barbaresco “Annata”: minimo 2 anni, di cui almeno 9 mesi in legno
- Barbaresco Riserva: minimo 4 anni
Caratteristiche organolettiche
- Colore: rosso granato con riflessi aranciati con l’invecchiamento
- Profumo: ciliegia matura, rosa appassita, liquirizia, tabacco dolce, talvolta balsamico e con note di tartufo
- Gusto: elegante, tannino fine e vellutato, buon equilibrio tra struttura e finezza
- Gradazione alcolica minima: 12,5% vol
Abbinamenti consigliati
Perfetto con:
- Brasati e arrosti delicati
- Agnello in umido
- Piatti a base di funghi porcini
- Formaggi stagionati come Castelmagno, Toma, Raschera
- Tajarin al ragù bianco o al tartufo
Curiosità e Approfondimenti
Il fratello elegante del Barolo
- Spesso definito il “fratello minore” del Barolo, in realtà è un vino più precoce, più elegante, meno austero, con tannini più morbidi e beva più accessibile, pur mantenendo grande complessità.
Donne pioniere: Ada Nada, Teobaldo Rivella, le sorelle De Forville
- Il Barbaresco ha visto numerose donne vignaiole protagoniste del suo rilancio tra gli anni ‘60 e ‘90.
- La storica cantina Produttori del Barbaresco, fondata nel 1958, è ancora oggi una delle cooperative più rispettate al mondo.
Menzioni Geografiche Aggiuntive (MGA)
Dal 2007 sono riconosciute le MGA (cru) ufficiali. Tra le più celebri:
- Asili (Barbaresco): molto fine, complesso, adatto all’invecchiamento
- Rabajà (Barbaresco): potente ed elegante, tra i più longevi
- Gallina (Neive): floreale e rotondo
- Montestefano (Barbaresco): corposo e strutturato
Stile “Langarolo” classico
- Fermentazioni lunghe, affinamento in botti grandi di rovere di Slavonia.
- Alcuni produttori “moderni” (come Gaja nei suoi cru) usano barrique con un approccio più internazionale, pur mantenendo l’identità del Nebbiolo.
Produttori di riferimento
- Produttori del Barbaresco
- Gaja (Barbaresco Sorì Tildin, Costa Russi, ecc.)
- Bruno Rocca, Roagna, Rizzi, Ceretto, Pelissero
Barbaresco nasce "in ritardo" rispetto al Barolo
Anche se Nebbiolo si coltivava da secoli nella zona, il Barbaresco come vino “nobile” e vinificato in purezza nasce solo a fine ‘800, grazie a Domizio Cavazza, preside della Scuola Enologica di Alba. Voleva un vino degno del Barolo ma più accessibile e territoriale.
È il primo a usare il nome Barbaresco sull’etichetta nel 1894.
È il primo a usare il nome Barbaresco sull’etichetta nel 1894.
La cantina “socialista” dei produttori
Nel 1894 Cavazza fondò la Cantina Sociale di Barbaresco con 9 viticoltori. Fu un esperimento visionario: unire piccoli produttori per fare un vino di qualità, difendendo l'identità locale.
Fu chiusa dal regime fascista nel 1925 e rifondata nel 1958 come Produttori del Barbaresco, oggi una delle cooperative più famose al mondo.
Fu chiusa dal regime fascista nel 1925 e rifondata nel 1958 come Produttori del Barbaresco, oggi una delle cooperative più famose al mondo.
Il primo DOCG subito dopo il Barolo
Il Barbaresco ottiene la DOCG insieme al Barolo nel 1980, ma resta sempre meno prodotto, più raro, e in certi casi più ricercato dai collezionisti internazionali per l’eleganza.
Amato in Giappone e negli USA
Negli anni ‘90 il Barbaresco, grazie a produttori come Gaja e Bruno Giacosa, divenne uno dei vini italiani più esportati in Giappone e California. Le sue note delicate, floreali e speziate conquistano chi cerca vini raffinati, ma non troppo tannici.
Un vin
o che “parla” più veloce del Barolo
Il Barolo ha spesso bisogno di 10-15 anni per dare il meglio. Il Barbaresco, invece, è più pronto dopo 5-7 anni, pur mantenendo capacità d'invecchiamento fino a 20-25 anni nei cru più importanti.
Una zona piccolissima, ma frammentata
Il Barbaresco si coltiva su appena 700 ettari (il Barolo ne ha quasi 2000), ma con grande varietà di esposizioni, suoli e microclimi, che danno vita a cru molto diversi tra loro.
Un vino per veri appassionati del dettaglio.